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LA SIGNORIA DEI VISCONTI

Gian Galeazzo Visconti Dopo il riconoscimento ufficiale, con la Pace di Costanza del 1183, dell'autonomia del Comune dall'Impero, gli scontri interni tra le fazioni sostenitrici delle casate emergenti in lotta per il potere portano alla crisi delle istituzioni comunali. A Milano si contrappongono due famiglie di estrazione feudale, i Della Torre, con possedimenti in Valsassina e nel territorio di Lecco, e i Visconti, proprietari fondiari nella zona del Verbano; dopo ripetuti scontri, Ottone Visconti, giÓ preferito da papa Urbano IV a Raimondo della Torre per la nomina ad arcivescovo di Milano nel 1262, sconfigge Napo Della Torre a Desio nel 1277, dando, di fatto, inizio alla Signoria viscontea. Nonostante l'opposizione interna, capeggiata dai Torriani, Ottone, esperto diplomatico, fa nominare Capitano del Popolo il pronipote Matteo, scelto come successore.
Lungimirante e abile politico, Matteo riesce a dare legittimazione giuridica alla Signoria dei Visconti: in cambio di un prestito di 50.000 fiorini d'oro, ottiene dall'imperatore Enrico VII la nomina a Vicario Imperiale a vita con giurisdizione civile e criminale sulla Lombardia e da tutte le terre del dominio il giuramento di obbedienza, mentre dal Consiglio del Comune si fa proclamare Dominus Generalis. Per nobilitare la famiglia, di antica origine ma priva di titoli, se non quello di visconte da cui deriva il nome della casata, stringe legami di parentela con i marchesi di Ferrara attraverso le nozze del figlio Galeazzo con Beatrice d'Este e combina matrimoni politici anche per le figlie. Durante la Signoria di Matteo il dominio milanese estende notevolmente i suoi confini, con la conquista di Piacenza, Bergamo, Como, Cremona, Alessandria, Tortona, Pavia, Vercelli e Novara e la conseguente apertura di nuovi mercati per l'artigianato e il commercio di Milano.
Galeazzo I, giÓ associato al padre come Capitano del Popolo e suo successore, pur non dando prova della stessa abilitÓ politica, riesce a conservare i nuovi territori lasciandoli al figlio Azzone che, secondo gli storici del tempo, raddoppia la potenza di Milano conquistando con truppe mercenarie Lodi e Brescia, pur essendo un amante della pace, dell'arte e della cultura. A lui si deve la codificazione degli Statuti del Comune di Milano, volta a garantire un valido fondamento giuridico alla Signoria insieme al titolo di Vicario Imperiale concesso ad Azzone nel 1329; per favorire le attivitÓ economiche realizza ponti, mercati, fognature, strade lastricate, rinforza le mura e le porte cittadine facendole anche decorare con sculture commissionate al toscano Giovanni di Balduccio, mentre a Giotto sono affidati gli affreschi che decorano il Palazzo Ducale. Morto Azzone, in giovane etÓ e senza eredi, la Signoria torna agli zii Luchino e Giovanni.
Luchino, abile condottiero, estende ulteriormente il territorio milanese conquistando Asti, Parma e Crema, ma promuove anche le attivitÓ economiche dando impulso all'agricoltura, in particolare alle marcite e alla viticoltura, all'allevamento, soprattutto quello dei cavalli di razza, e all'artigianato, con le produzioni di tessuti e armi. Alla sua morte, il fratello Giovanni, giÓ arcivescovo di Milano, riunisce nelle proprie mani poteri spirituali e temporali, dedicandosi con straordinario intuito politico all'ampliamento dello Stato: compra la cittÓ di Bologna, importante passaggio verso l'Italia centrale, si fa nominare Signore di Genova, fondamentale sbocco commerciale sul mare, conquista l'alta Valle del Ticino tra Locarno e Bellinzona, essenziale collegamento con l'Europa settentrionale; stabilisce inoltre importanti alleanze con i pi¨ potenti Stati italiani mediante abili accordi matrimoniali: dei tre nipoti, che si dividono lo Stato alla sua morte, Matteo II si imparenta con i Gonzaga, marchesi di Mantova, Bernab˛ sposa Regina Della Scala, figlia del Signore di Verona, Galeazzo II Bianca dei conti di Savoia. Dopo la morte di Matteo II, i fratelli si dividono la cittÓ e il territorio, che si riduce progressivamente per gli attacchi di una lega antiviscontea capeggiata dal papa: Genova torna indipendente, Bologna Ŕ ceduta al Papato, mentre viene conquistata Pavia, scelta come propria sede da Galeazzo II che vi fa costruire il castello, inespugnabile fortezza ma anche raffinata residenza.
statua di Bernab˛ Visconti Gian Galeazzo, figlio di Galeazzo II, dopo la morte del padre e la riunificazione del dominio milanese nelle mani di Bernab˛, collerico tiranno, con accorta politica conquista la fiducia di sudditi e Stati vicini fino a impadronirsi del potere nel 1385, quando si fa proclamare Signore dal Consiglio Cittadino dopo aver imprigionato lo zio e i suoi figli. Abile politico e amministratore e generoso mecenate, favorisce i commerci potenziando le vie di terra e d'acqua, dÓ inizio a grandi imprese architettoniche come la costruzione del Duomo di Milano e della Certosa di Pavia, estende il territorio dello Stato fino a Feltre e Belluno impadronendosi di Verona e Padova, recupera Genova e Bologna, conquista Pisa, Lucca e Siena, strappa al Papato Perugia e Assisi; nel 1395 ottiene dall'imperatore il definitivo riconoscimento giuridico del dominio visconteo con il titolo di Dux Mediolani per sÚ e per i propri discendenti. Ma nel 1402 la morte del primo duca di Milano, che lascia due figli ancora bambini, dÓ inizio a un periodo drammatico di ribellioni dei territori appena conquistati e di lotte interne per il potere, concluso con l'uccisione di Giovanni Maria, appena ventitreenne, nel 1412.
Gli succede il fratello Filippo Maria, dal carattere diffidente e incostante, ma abilissimo politico, che riconquista gran parte dei territori perduti dopo la morte del padre: dapprima le cittÓ di Pavia, Tortona, Novara e Como, poi, con il capitano di ventura Francesco Bussone detto il Carmagnola, Padova, Vicenza, Verona, Bergamo, Brescia e Genova. L'atteggiamento del duca, sempre altalenante, provoca per˛ l'allontanamento del Carmagnola, che passa dalla parte di Venezia contro Milano, cosý come quello di Francesco Sforza, nuovo capitano generale delle truppe viscontee, che, sposata Bianca Maria, l'unica figlia, illegittima, di Filippo Maria, passa al servizio del papa sconfiggendo i Milanesi a Soncino. Quando il duca muore, nel 1447, le truppe veneziane sono accampate alle porte di Milano.

ALBERO GENEALOGICO DEI VISCONTI
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Ottone Visconti Andreotto Visconti Obizzo Visconti tebaldo Visconti MatteoVisconti Luchino Visconti Galeazzo I Visconti Giovanni Visconti Stefano Visconti Marco Visconti Azzone Visconti Matteo II Visconti Galeazzo II Visconti Bernab˛ Visconti Gian Galeazzo Visconti Giovanni Maria Visconti Filippo Maria Visconti Valentina Visconti Bianca Maria Visconti

Il castello visconteo



Castello Sforzesco - Piazza Castello   20121 MILANO