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Mostra fotografica AUTORITRATTO DI KALONGO l'Africa raccontata da giovani apprendisti fotografi 30 scatti sui conflitti dimenticati e il ritorno a casa, realizzati da 20 giovani studenti ugandesi
Cortile della Rocchetta, Progetto Uganda
28 ottobre - 15 novembre 2009
Milano. Una mostra fotografica e un convegno per raccontare il rientro degli sfollati in Uganda e lo sviluppo economico in Senegal
Fondazioni4Africa: quattro fondazioni e 14 ong insieme per un grande progetto di cooperazione internazionale ed educazione allo sviluppo in Italia
Per quanto riguarda il progetto Uganda, a Milano dal 28 ottobre al 15 novembre, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Milano, il Castello Sforzesco, presso il Cortile della Rocchetta, ospiterà la mostra fotografica “AUTORITRATTO DI KALONGO. L'Africa raccontata da giovani apprendisti fotografi” 30 scatti sui conflitti dimenticati e il ritorno a casa realizzati da 20 giovani studenti ugandesi. Attraverso laboratori fotografici, realizzati da Fotografi Senza Frontiere, che usa la fotografia come strumento educativo nei paesi del sud del mondo, i ragazzi hanno ripercorso e rappresentato la loro esperienza di sfollati fino a raccontare se stessi, i propri sogni e speranze per il futuro. Per un mese i ragazzi si sono trasformati in fotoreporter con macchina fotografica e registratore per raccogliere esperienze di vita nel campo sfollati di Kalongo.
Oltre alla mostra aperta al pubblico, sarà offerta alle scuole primarie lombarde l’opportunità di partecipare gratuitamente a laboratori didattici per l’approfondimento di queste tematiche e per la costruzione di un laboratorio fotografico. Dopo Milano, la mostra sarà allestita a Bergamo dal 20 novembre, giornata mondiale dell’infanzia, fino al 10 dicembre presso lo Spazio di Porta S. Agostino.
“Il 2011, dal punto di vista culturale, sarà l’anno in cui dedicheremo la gran parte delle nostre attività all’Africa – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory – Ma fin da ora abbiamo un progetto aperto teso a promuovere la Milano internazionale, la Milano che integra etnie diverse a partire dalla cultura e dal lavoro. Questi fotografi – continua Finazzer Flory – non sono solo giovani ma anche apprendisti fotografi, quindi aggiungiamo alla virtù del coraggio data all’età anche la voglia di far bene le cose e di impararle facendole. Ecco perché l’adesione a questo progetto è stata spontanea e sincera”.
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Foto bambino orfano, 9 anni, Akado, un villaggio del distretto di Kalongo.
“Mia madre è morta 4 anni fa e da allora vivo con la mia matrigna; mia madre fu uccisa mentre era nel bush a raccogliere la legna per il fuoco. la mia matrigna mi tratta in modo diverso dai figli. mio padre non sa che la mia matrigna mi maltratta e io ho paura di dirglielo perché quando mio padre è nei paraggi lei si comporta come se mi amasse."
Foto di Akello Betty, 25 anni, rapita dai ribelli, intervistata e fotografata da Rose Atto, 17 anni
“Ho sempre avuto il terrore di essere rapita. Il rapimento dei bambini da parte dei ribelli per farne dei soldati è il dramma che abbiamo vissuto noi e le nostre famiglie.”
“Akello Betty ha 25 anni ed è stata rapita dai ribelli mentre si trovava nell’orto con sua nonna.
È stata portata nella savana, dove i ribelli l’hanno costretta a uccidere, rubare e violentare le persone.
È rimasta con i ribelli per 4 anni. Quando è tornata, la gente la guardava come se fosse una ribelle e Betty si vergognava e si chiedeva perché non avesse continuato a vivere con i ribelli, visto che
tutti la trattavano male nonostante fosse stata rapita.
Le persone ignoranti volevano lapidarla, ma fortunatamente Betty è andata all’ufficio del consiglio locale, dove è stata accolta amorevolmente ed è sopravvissuta.
Ma ora non c’è nessuno che la accolga. Quando è tornata ha scoperto che i suoi genitori erano morti”.
Foto di Josephine Anyeko durante l’esercitazione in classe, 17 anni, villaggio di origine Mapè, Kopili il suo clan
Foto di Santina Adwol, 45 anni, tribù Acholi
“Sono giunta a Kalongo nel 2001 per sfuggire agli assalti dei ribelli. Sono arrivata da Angalo con i miei 5 figli. La situazione era insostenibile, uccidevano le persone in continuazione e bruciavano le nostre case e i nostri campi. Stavamo nascosti tutto il tempo, non potevamo prenderci cura della nostra casa e del nostro orto.
Io avevo solo una pentola per cucinare, ma i vitelli e le capre erano stati presi dai ribelli e dai Karamojong e la nostra casa era stata bruciata.
Mangiavamo una volta al giorno, a pranzo, poi il WFP (Programma Alimentare Mondiale) è arrivato per raccogliere i dati e ci ha fornito un po’ di cibo. Qui al campo vado a raccogliere le patate e faccio i mestieri di casa, lavoro senza sosta”.
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