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SOTTERRANEO DELLA CORTE DUCALE: MUSEO EGIZIO
IL CULTO FUNERARIO
Utili ai vivi, che li indossavano sotto forma di pendenti, e ai morti, che li portavano con sé nell'aldilà all'interno del
bendaggio, gli amuleti, garanti di sicurezza e protezione, costituiscono una sorta di cerniera tra la prima parte
dell'esposizione, che affronta varie tematiche relative al mondo egizio, e la seconda, incentrata sul culto funerario.
Le collezioni possiedono un vasto campionario di amuleti in pietra e faïence (polvere di quarzo modellata e cotta),
tra i quali lo scarabeo, legato al culto solare e alla protezione della vita, il nodo di Iside, usato contro gli aborti o
i parti prematuri, il papiro, augurio di freschezza e rigoglio, l'occhio-udjat (l'occhio di Horo), cui si attribuivano
poteri di risanamento, il pilastro-djed (la spina dorsale di Osiride), simbolo di stabilità.
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La tranquillità nell'oltretomba era assicurata anche dalla presenza degli ushabty - nome tradotto in "Colui che risponde" -
nel corredo funerario, cioè nell'insieme degli oggetti che accompagnavano il defunto nella sepoltura. Si tratta di figurine
umane deposte in gran numero nella tomba, destinate a occuparsi dei lavori agricoli al posto del morto nell'aldilà,
secondo il principio della perfetta corrispondenza tra la vita terrena e quella oltremondana. Il Museo espone una
ricca raccolta di ushabty, di svariate misure e differenti materiali (legno, pietra e faïence). Tra questi si
distinguono per qualità quelli del sacerdote Imen-mes e del custode della Casa dell'Argento Amenemope, tutti datati
al Nuovo Regno (1350-1250 a.C.).
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Il tema funerario continua quindi con l'esposizione di diversi esemplari di vasi canopi, in calcare, arenaria, terracotta
dipinta e alabastro. I vasi canopi erano quattro contenitori destinati a custodire il fegato, i polmoni, lo stomaco e
gli intestini del defunto, estratti dal corpo durante il processo di mummificazione. Entrati in uso dal XX secolo a.C.
(Medio Regno), prima con coperchi semplici e successivamente con coperchi a forma di teste umane rappresentanti i figli di
Horo, acquistarono nel Nuovo Regno (1550-1075 a.C.) la loro forma definitiva, differenziandosi in quattro tipologie: canopo
con coperchio a testa umana per il fegato, a testa di babbuino per i polmoni, a testa di sciacallo per lo stomaco, a testa
di falco per gli intestini.
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