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SOTTERRANEO DELLA CORTE DUCALE: MUSEO EGIZIO
MUMMIE, SARCOFAGI E MASCHERE FUNERARIE
Oltrepassate le sculture di Medinet Madi, riprende il tema funerario con una vetrina contenente alcune figure in legno della
triade Ptah-Sokari-Osiride, risultato dell'unione del dio dei morti Osiride con le due divinità di Menfi, Ptah e Sokari.
Elemento del corredo funebre fin dalla XX dinastia (1187-1075 a.C.), le statuette presentano talvolta una cavità destinata a
contenere un papiro funerario, una parte del defunto mummificata o chicchi di frumento e orzo che, immersi nel limo del Nilo
e bagnati, germogliavano, simboleggiando la rinascita.
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Arricchiscono l'esposizione alcune maschere di sarcofago, le più antiche, in legno policromo, da fissare al sarcofago
antropomorfo (a forma di corpo umano), la più recente (III-IV secolo d.C.), in stucco modellato, da applicare direttamente
alla mummia. Nella loro varietà sono testimonianza dei mutamenti negli usi funerari, che in epoca tolemaica (IV-I secolo a.C.)
vedono la sostituzione di maschere e pettorali in cartapesta al sarcofago e, nella tarda antichità, l'impiego dello stucco.
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Maschera funeraria, stucco dorato e pasta vitrea, III-IV secolo d.C., provenienza ignota.
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L'uso dello stucco consentiva di realizzare i particolari del volto con un modellato più morbido rispetto al legno
o alla cartapesta. Un certo naturalismo nel viso, che non ripropone comunque il ritratto del defunto, è accentuato
dall'impiego della pasta vitrea per gli occhi.
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La parte finale del percorso culmina con la suggestiva esposizione di una serie di sarcofagi antropomorfi, di un sudario
di mummia policromo e di due complessi funerari: quello, già noto al pubblico, di Pef-tjau-auy-Aset e quello
acquistato agli inizi dell'Ottocento dal marchese Busca. Quest'ultimo, composto da una mummia, da un sarcofago e
da un papiro, allora ritenuti parte della stessa sepoltura, ha invece rivelato la truffa ordita ai danni dell'acquirente,
poiché il sarcofago è composto da due parti di epoche differenti e la mummia è di età successiva.
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I sarcofagi esposti, databili fra il 900 e il 400 a.C., costituiscono con le loro decorazioni dipinte una ricca illustrazione
del rituale funerario e delle credenze religiose dell'antico Egitto: vi compaiono divinità, amuleti, formule propiziatorie in
geroglifico, rappresentazioni del defunto condotto alla presenza delle divinità maggiori (psicostasia), del letto funebre con
la mummia e i vasi canopi, del giudizio al quale si immaginava venisse sottoposto il cuore del morto per provarne l'onestà
(pesatura del cuore).
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Sudario di mummia, tela stuccata e dipinta, XXVI dinastia (664-525 a.C.), provenienza ignota.
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Il sudario reca la figura della dea Nut con le braccia levate a formare un arco, rappresentazione della volta celeste.
In basso appare la dea alata e con la piuma Maat in mano.
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Sarcofago di Tetet, legno rivestito di tela dipinta, XXII-XXIV dinastia (945-712 a.C.),
provenienza ignota.
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Il fondo del sarcofago è decorato con un nodo di Iside sormontato da un grande pilastro-djed, completato in alto dal disco
solare, le penne e le corna di Osiride e i cobra (urei). Sul capo del coperchio antropomorfo è uno scarabeo che regge tra
le zampe anteriori il sole del giorno e tra quelle posteriori il sole della notte.
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Coperchio del sarcofago di Pa-di-Khonsu, legno rivestito di tela dipinta, XXII dinastia (945-718 a.C.), provenienza ignota,
dono famiglia Busca.
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Sull'esterno del sarcofago antropomorfo è la dea Nut alata, seguita dalla scena di presentazione del defunto agli dei, da
quella della pesatura del suo cuore e, infine, dalla raffigurazione della mummia sul letto funebre. All'interno è una
suggestiva immagine della dea Nut sormontata dal suo nome scritto in geroglifico.
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