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SOTTERRANEO DELLA CORTE DUCALE:
MUSEO DELLA PREISTORIA
L'ETA' DEL BRONZO
L'Italia settentrionale (2200-900 a.C.)
Il percorso continua con l'età del Bronzo, così detta perché caratterizzata dalla lavorazione del rame e delle sue leghe, in particolare del bronzo (lega di rame e stagno). Tale innovazione, che compare già dal III millennio a.C. (età del Rame), consente di sostituire in molti campi e in modo efficace l'uso della pietra. Contemporaneamente si afferma l'impiego dell'aratro, mentre la ricerca delle materie prime e l'uso dei carri favoriscono la comunicazione e gli scambi anche su lunghe distanze.
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La ceramica
La ceramica presenta caratteristiche strettamente legate alle capacità tecniche, alle esigenze e al gusto del gruppo umano che la produce. Per questo e per la facilità con cui si conserva è un mezzo indispensabile all'archeologo per distinguere i gruppi culturali che si succedono nel tempo. L'esposizione presenta una ricca gamma di vasi in terracotta modellati a mano in forme varie e decorati con motivi geometrici incisi ed elementi plastici. Gli esemplari più antichi, raramente decorati, hanno imboccatura stretta e anse semplici, mentre quelli successivi si riconoscono dalla bocca più larga e i più recenti si presentano con anse plastiche e ricca decorazione.
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La lavorazione del bronzo
Alla metallurgia dell'età del Bronzo, accanto alla quale continua l'uso della pietra scheggiata, è dedicata una vetrina che espone ugelli da mantice, pani di rame e manufatti in bronzo quali frecce, spilloni e asce, testimonianza dell'attività di artigiani specializzati, probabilmente itineranti nelle epoche più antiche, divenuti in seguito parte integrante delle comunità. I minerali di rame e stagno, trattati a caldo (arrostimento e fusione), venivano ridotti in forma di pani o di lingotti vicino alle miniere da cui erano estratti e quindi trasportati presso gli abitati per essere fusi e lavorati. L'arco alpino era ricco di rame, mentre lo stagno proveniva dalla Cornovaglia (Gran Bretagna).
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I ripostigli
I ripostigli sono nuclei di oggetti di metallo, quali armi e ornamenti personali, sotterrati per essere nascosti. Nella maggior parte dei casi dovevano essere riserve di metallo, già lavorato o da rifondere, di artigiani metallurghi. Nel Bronzo Antico (2200-1600 a.C.) la distribuzione dei ripostigli, lontana dagli abitati e su una probabile via commerciale tra il Canton Ticino e gli Appennini, e la loro composizione, con tipi di manufatti comuni all'Italia settentrionale e all'Europa transalpina, ha fatto ritenere che i metallurghi fossero artigiani itineranti. Nel Bronzo Medio e Recente (1600-1200 a.C.) dovettero essere sostituiti da maestranze stabili, come testimoniano i molti oggetti in bronzo trovati negli abitati e la scomparsa dei ripostigli.
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La lavorazione dell'osso e del corno
Punteruoli, spatole, spilloni e impugnature testimoniano la perizia tecnica raggiunta nella lavorazione di corno e osso, soprattutto a partire dal Bronzo Medio, quando vengono prodotti strumenti metallici specifici anche per tali lavorazioni (sega metallica e compasso per decorazioni). Materiale preferito è il corno, in particolare quello di cervo, perché più spesso, compatto e duro dell'osso. Il cervo popolava anche la Pianura Padana e il palco di corna, cadendo annualmente, poteva essere impiegato senza richiedere l'abbattimento dell'animale.
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La lavorazione del legno
Rari manufatti in legno documentano diverse fasi di lavorazione di oggetti per la cui produzione nell'età del Bronzo si ricorreva all'ausilio di strumenti in metallo (asce, seghe, lesine, punteruoli, coltelli). Tale attività, di competenza maschile, era svolta principalmente in ambito domestico, mentre alcune produzioni, come quella di carri, dovevano richiedere artigiani specializzati.
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Le necropoli nelle culture di Scamozzina e Canegrate
Concludono l'età del Bronzo i materiali della cultura della Scamozzina Monza Alba (Milano), sviluppatasi tra XIV e XIII secolo a.C. in Lombardia occidentale e in Piemonte, e quelli della cultura di Canegrate (Milano), attestata nel XIII secolo a.C. in Lombardia occidentale, Piemonte orientale e Canton Ticino. Con la cultura della Scamozzina si afferma il rito funebre della cremazione, elemento culturale unificante perché sottintende una comune concezione della morte, in cui il fuoco assume un ruolo centrale. Nell'urna, chiusa da una ciotola o da una lastra di pietra, venivano deposti, insieme ai resti bruciati del defunto, oggetti in bronzo (armi e ornamenti) deformati dal calore del rogo o spezzati ritualmente, forse per decretarne la fine, oppure nuovi e integri, lasciati come offerta. Nella cultura di Canegrate la cremazione era praticata secondo modalità analoghe, ma con alcuni aspetti particolari, come l'uso di deporre le urne capovolte.
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