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SOTTERRANEO DELLA CORTE DUCALE:
MUSEO DELLA PREISTORIA


L'ETA' DEL FERRO

L'Italia settentrionale (IX-IV secolo a.C.): la cultura di Golasecca
Erede della tradizione della Scamozzina e di Canegrate è la cultura del Protogolasecca (XII-X secolo a.C.), propria di popolazioni forse celtiche, rappresentata principalmente da necropoli, ripostigli di oggetti in bronzo e deposizioni di armi nelle acque a scopo votivo. Questa cultura è la fase formativa di quella di Golasecca, documentata nelle tre aree di Golasecca-Sesto Calende-Castelletto Ticino, Como e Bellinzona e nota soprattutto per gli aspetti funerari, grazie alle migliaia di tombe portate alla luce. Oltre a registrare i cambiamenti avvenuti nei culti funerari nel corso del tempo, le sepolture e i loro corredi hanno anche consentito di ricostruire lo sviluppo socio-economico delle comunità, con la differenziazione dei ceti e delle attività produttive e un progressivo inurbamento tra VI e V secolo a.C. Nel V secolo a.C., in concomitanza con il cambiamento delle rotte commerciali tra mondo mediterraneo ed Europa centrale, viene abbandonata quasi totalmente la zona di Golasecca-Sesto Calende-Castelletto Ticino, mentre si intensifica l'occupazione dei dintorni di Como, che diventa un vero e proprio centro protourbano, dell'area di Bellinzona, del Luganese, del Bergamasco, del Lodigiano e del Milanese, dove nasce Milano. In cambio dei metalli, soprattutto dello stagno proveniente dall'Europa settentrionale, giungono nei centri golasecchiani olio e vino greci, vasellame bronzeo etrusco, ceramica attica, incenso arabico e corallo.
   
Corredi tombali, XI-VII secolo a.C., Cultura di Golasecca
La tomba di guerriero di Sesto Calende
Ha grande rilievo nell'esposizione la cosiddetta "prima tomba di guerriero" di Sesto Calende (Varese) datata al VII secolo a.C. Scoperta nel marzo del 1867 da un contadino che arava il suo campo, era una fossa lunga quasi due metri, coperta da un tumulo di ciottoli alto circa un metro e mezzo; poco distante venne successivamente scoperta una tomba analoga per struttura e corredo, degli inizi del VI secolo a.C. Probabilmente si tratta delle sepolture di due capi-comunità legati da parentela, forse padre e figlio, di ceto aristocratico.




Corredo della "prima tomba di guerriero" di Sesto Calende, VII secolo a.C.
La tomba X di Albate e la tomba di Trezzo sull'Adda
Il corredo della tomba X di Albate (Como), certamente femminile, e quello della tomba di Trezzo (Milano), vere e proprie esibizioni di ricchezza, testimoniano gli onori tributati ai defunti di alto rango tra il VI e gli inizi del V secolo a.C. Nel corredo della tomba di Albate di grande interesse è la situla (secchio) in bronzo, lavorata a sbalzo e usata come urna cineraria. Il corredo vascolare comprende un vaso ad anatrelle che, per la forma ardita e il difficile impiego pratico, viene considerato di uso rituale, come anche le coppe ornitomorfe: nella mitologia nordica l'uccello acquatico è legato al culto solare poiché richiama la barca, con prua e poppa a forma di uccello, che trasporta l'astro nel suo viaggio attraverso il cielo. Dalla tomba provengono inoltre ricchi ornamenti, tra cui una fibula con elementi di corallo, quattro perle in pasta vitrea e numerosi pendagli. Anche nella tomba scoperta nel 1848 a Trezzo sull'Adda si sono rinvenuti oggetti di grande valore, tra cui una situla decorata da un fregio con scene di caccia, attività ludica tipicamente aristocratica che indica l'appartenenza del defunto a un ceto elevato.



Le invasioni galliche e la cultura La Tène in Lombardia
Chiudono il percorso i materiali della cultura La Tène, che prende nome da un sito archeologico svizzero sul lago di Neuchâtel, comparsa in Italia settentrionale dalla fine del V secolo a.C. Le invasioni di popolazioni galliche segnano l'inizio della seconda età del Ferro, in concomitanza con la crisi della cultura di Golasecca, i cui centri maggiori vengono abbandonati a favore delle aree prealpine e alpine. Nel IV e III secolo a.C. l'Italia settentrionale presenta un'area gallica estesa dal Piemonte a Verona, con i Libici e gli Insubri a ovest (Milano) e i Cenomani a est (Brescia e Verona). Dalla fine del III al I secolo a.C. le testimonianze della presenza dei Galli a nord del Po si infittiscono: aumenta il numero degli insediamenti e si intensificano le importazioni di prodotti dal mondo romano, come il vasellame in bronzo e in ceramica a vernice nera esposti nell'ultima vetrina. È questo il periodo della romanizzazione, in cui i Romani avviano e consolidano la loro presenza in Italia settentrionale. L'intervento è dapprima militare, fino alla definitiva sconfitta dei Galli Boi nel 194 a.C.; per facilitare il controllo del territorio vengono fondate alcune colonie, come Piacenza e Cremona (218 a.C.), e viene creato un sistema di alleanze con le popolazioni sconfitte. In seguito l'integrazione delle regioni a nord del Po avviene principalmente attraverso un processo di acculturazione delle popolazioni locali, che si può considerare concluso nell'età di Augusto (fine I secolo a.C.-inizio I secolo d.C.).



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