La Pietà Rondanini - Castello Sforzesco
La Pietà Rondanini
L'iconografia
L’iconografia della Pietà nasce dal Compianto su Cristo morto, tema non narrato diffusamente nei Vangeli ma molto rappresentato per la sua valenza umana e sentimentale.
Il gruppo di persone intorno a Gesù deposto dalla Croce si restringe a partire dal Trecento alle figure di madre e figlio, in una sorta di drammatico controcanto del soggetto corrispondente, ovvero della coppia formata dalla Vergine e dal Bambino. Nella Pietà parla la disperazione solitaria di Maria, che tiene per l’ultima volta il figlio sulle ginocchia, prima di consegnarlo alla sepoltura. Cara alla grande mistica tedesca del XIV secolo, la Pietà si diffonde in Italia attraverso dipinti e gruppi lignei scolpiti di origine transalpina, suscitando in Michelangelo (Caprese, Arezzo, 1475 - Roma, 1564), oltre un secolo più tardi, un’appassionata meditazione, che percorre la sua intera esistenza.
Michelangelo e le "Pietà"
Il tema del compianto sul Cristo morto ritorna più volte nell’attività artistica di Michelangelo. Il grande scultore toscano realizzò la sua prima Pietà nel 1498-1499 su commissione del cardinale Jean de Bilhères de Lagraulas, abate di Saint-Denis. Unica opera firmata da Michelangelo, il gruppo, conservato in San Pietro in Vaticano mostra una Vergine molto giovane in atto di tenere sulle ginocchia, sostenendolo, il corpo appena morto del figlio.
Nasce invece per ornare la tomba dello scultore la deposizione nota come Pietà Bandini, conservata al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. Nel 1553 l’artista, insoddisfatto del gruppo ancora solo abbozzato, in cui erano Nicodemo, Maria e Maddalena intorno a Cristo deposto dalla Croce, lo distrugge. I frammenti vengono regalati al banchiere Francesco Bandini, che incarica lo scultore Tiberio Calcagni di ricomporli. La Maddalena è interamente opera del Calcagni, mentre in Nicodemo si riconose un autoritratto di Michelangelo.
Ultima espressione artistica di Michelangelo, la Pietà Rondanini raffigura, con una impostazione inedita rispetto allo schema da lui adottato in gioventù in altri gruppi scultorei, una commovente e intensa deposizione di Gesù morto sorretto dalla Madre in piedi prima della sepoltura. Un foglio con cinque schizzi a matita di Michelangelo, conservato all’Ashmolean Museum di Oxford (inv. WA1846.85), documenta lo studio e l’interesse per questo tema a lui così caro.
Dalle poche notizie arrivate a noi sull’ultima Pietà si è ipotizzato che Michelangelo avesse cominciato a sbozzare il marmo tra il 1553 e il 1555. Nel 1553, infatti, nella biografia sull’artista di Ascanio Condivi la Pietà non è menzionata, mentre nel 1555 Vasari racconta che Michelangelo, dopo aver ridotto a frammenti la Pietà Bandini, avrebbe ripreso a scalpellare su un pezzo di marmo in cui aveva “già abbozzato un’altra Pietà, varia da quella, molto minore”, identificata oggi dagli studiosi con la Pietà Rondanini.
Ripensare e modificare
L’artista negli ultimi dieci anni della sua vita lavorò a questo gruppo scultoreo a più riprese, con continui ripensamenti e cambiandone in corso d’opera l’impostazione. Mutò le proporzioni del corpo di Cristo, di cui smagrì busto e gambe, abbassò e assottigliò la testa, inizialmente pensata più in alto e più vicina a quella della Madre, il cui capo, invece, era volto verso destra, per chi guarda, e divergente. Impostò diversamente anche le braccia di Gesù, appoggiate e fuse al corpo della Madonna.
Della prima versione della Pietà sono rimasti ancora oggi visibili il braccio destro di Cristo rotto fino al gomito, che l’artista probabilmente avrebbe in seguito eliminato, le gambe, che aveva però già iniziato ad assottigliare, la parte posteriore della Vergine, di cui prima di morire non aveva ancora affrontato l’assottigliamento per riequilbrare l’intera composizione.
Scolpire fino alla fine
Due lettere dell’allievo Daniele da Volterra, indirizzate a Giorgio Vasari e al nipote Leonardo Buonarroti nei mesi successivi alla morte di Michelangelo, raccontano che l’artista continuò instancabile a scalpellare quest’opera, voluta solamente per se stesso e considerata il suo testamento, fino a pochi giorni prima di morire, all’età di ottantanove anni.