Cortili: un museo a cielo aperto - Castello Sforzesco
Cortili: un Museo a cielo aperto
Un Museo a cielo aperto
Le persone che si muovono attorno al Castello di Milano seguendo l’imponente perimetro della fortezza, o i visitatori che attraversano le aree definite dai corpi di fabbrica del monumento per raggiungere i musei e gli istituti di cultura lì ospitati, hanno l’opportunità di osservare un numero insospettato di opere, scolpite in pietra o plasmate in terracotta, proposte en plein air.
Statue, frammenti di architetture, reperti archeologici si fanno apprezzare infissi in apparente casualità sulle aiuole dei nobili cortili; fregi in terracotta, candidi stemmi, lapidi scritte in varie lingue punteggiano le facciate delle torri o le pareti in laterizio; singoli pezzi o nuclei ingegnosamente connessi ornano luoghi insospettati, appartati e quasi nascosti.
Passo dopo passo, seguendo itinerari che ripercorrono il perimetro esterno del Castello e poi quelli degli spazi dei cortili e delle logge, Un Museo a cielo aperto: 133 didascalie dal Castello di Milano, a cura di Laura Basso e Giulia Soravia, offre al passante una guida sintetica, accompagnata dall’augurio di soddisfare le curiosità e l’interesse verso figure e avvenimenti che di continuo rinviano a storiche questioni accadute a Milano.
ll Cortile delle Armi
Entrando dalla Torre del Filarete, si accede al vasto Cortile delle Armi, ampiamente restaurato dall’architetto Luca Beltrami. Sul lato verso la Porta del Carmine si conservano, come in un museo a cielo aperto, testimonianze della Milano perduta, sarcofagi in pietra di età tardoromana (III-IV secolo d.C.), frammenti di statue e resti architettonici. Due fronti di edifici rinascimentali, che un tempo ornavano le attuali vie Bassano Porrone e Spadari nel centro di Milano, sono murati sulla cortina. Sul lato opposto del cortile si trova l’Ospedale Spagnolo. Andando verso la Corte Ducale si riconosce il fossato della cinta medievale, il fossato morto, preceduto dalla statua settecentesca in marmo bianco di San Giovanni Nepomuceno.
L'Ospedale Spagnolo
Durante la dominazione spagnola, un edificio più antico posto nel Cortile delle Armi, fu trasformato, per volere del castellano Sancho de Guevara y Padilla, in infermeria per il ricovero dei soldati della guarnigione. L’interno dell’edificio venne decorato da ghirlande con gli apostoli e cartigli con il Credo romano sulla volta e dagli emblemi della Casa Reale sulle pareti, ancora oggi visibili. Una data graffita, 1576, attesta il probabile anno di esecuzione della decorazione. L’Ospedale e l’annessa farmacia rimasero in funzione almeno fino al XVIII secolo. L’edificio, grazie al lascito Mangili, fu restaurato dall’architetto Luca Beltrami, che nel 1907-1908 fece demolire il piano superiore, senza intervenire nell’interno.
La Corte Ducale
La parte destinata a residenza ducale è preceduta dal portico costruito dall’architetto toscano Benedetto Ferrini nel 1473, detto “dell’elefante” per l’affresco ancora oggi riconoscibile. Se si guarda la parete adiacente, si scorgono tracce delle zampe di un altro maestoso animale, probabilmente un leone. Gli appartamenti ducali, dimora dal 1468 di Galeazzo Maria Sforza, si estendevano al piano terra e al primo piano, collegati da una scala a gradini bassi, che permetteva allo Sforza di salire agli appartamenti superiori a cavallo
Il Cortile della Rocchetta
Fortezza nella fortezza, la Rocchetta è stata per breve tempo il rifugio di Bona di Savoia, committente dell’alta torre, prima che Ludovico il Moro assumesse il potere. Il severo aspetto esterno, con le alte mura prive di finestre verso il Cortile delle Armi, è ingentilito all'interno da tre ali di portico, in cui i capitelli sono prevalentemente ornati da stemmi viscontei e sforzeschi voluti da Galeazzo Maria Sforza. Sul lato verso la Corte Ducale, gli stemmi ornati da mezzaluna del castellano spagnolo don Alvaro de Luna indicano lavori eseguiti nel Cinquecento. Restauri compiuti dal 2010 al 2013 hanno riportato alla luce le decorazioni con motivi sforzeschi volute da Luca Beltrami ai primi del Novecento.