Il percorso museale - Castello Sforzesco
Il percorso museale

Il Museo di Arti Decorative del Castello Sforzesco si pone ai primi posti in Italia e tra i più importanti del mondo per la quantità e per la qualità delle opere esposte.
Sala 28, Ceramiche d’uso
La sala raccoglie alcune opere emerse dagli scavi della città di Milano nell’Ottocento. Nella seconda metà del XIX secolo, l’interesse per la storia milanese si collega al riemergere di materiali del passato a causa degli sventramenti determinati dal rinnovo edilizio. I collezionisti recuperano da scavi e sterri materiali d’uso, in particolare frammenti di ceramica, che sono poi riadattati per evidenziare le parti decorative più interessanti. In particolare sono apprezzati animali, ritratti, simboli d’amore come il cuore oppure emblemi come il biscione visconteo-sforzesco. La passione per la ceramica antica è tale che alcuni artisti, come Carlo e Giano Loretz, ne riportano in auge il materiale, producendo oggetti moderni sulla base di forme e decori dal Medioevo e dal Rinascimento. La loro produzione, apprezzatissima, viene premiata alle esposizioni della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento. I Musei appena costituiti offrono ispirazione e al contempo diventano i destinatari della loro collezione storica, compresi alcuni falsi con cui furono in grado di ingannare i curatori del tempo.

Sala 29 Oggetti d’uso
La sezione ospita una serie di materiali per misurare, per giocare, per scrivere; spiccano la raccolta di vetri muranesi e boemi, tra XVI e XVIII secolo, e il rarissimo compasso di Galileo, fatto realizzare a corredo del trattato da lui composto a Padova su questo strumento (ne esistono ad oggi solo tre/quattro esemplari in tutto il mondo).

Sala 30 Maioliche e porcellane
Nel lungo corridoio della sala trovano posto i capolavori della collezione: i bellissimi piatti da pompa istoriati del Cinquecento, che riproducono le composizioni tratte dal mito e dalla storia greco-romana di Raffaello e della sua bottega; gli apici delle botteghe di Savona e Castelli d’Abruzzo nel Sei e Settecento; i capolavori in porcellana delle manifatture di Meissen, Sèvres e Doccia nel Settecento.
Nei cinque box si dispiegano approfondimenti tematici.
Sala 30 box 1 La collezione Sambonet e le arti della tavola
Questa sezione espone la collezione di posate di Gian Guido Sambonet, acquisita dalla Regione Lombardia e depositata al Castello dal 2003, che dispiega modelli di posate realizzate nelle fogge e nei materiali più diversi, dal Medioevo al design novecentesco. Accanto ad essa sono mostrate diverse tipologie di tavole, del Sei, Sette e Ottocento, per documentare l’evoluzione dell’uso delle posate; chiude l’esposizione un esempio di design moderno, arredi per la tavola della designer-artista contemporanea Olga Finzi Baldi.

Sala 30 box 2 Il Cinquecento: smalti dipinti e maioliche istoriate
Nel Cinquecento il rapporto tra arti maggiori e arti minori si stringe fortemente: smalti e maioliche riproducono composizioni pittoriche e riflettono il gusto stilistico dei grandi artisti, in particolare della scuola di Raffaello, attraverso la mediazione delle incisioni dei fratelli Zuccari. Il fenomeno si registra in diverse tecniche e in diverse aree geografiche: nella maiolica italiana, in particolare quella di Urbino, dove operano Xanto Avelli, Nicola da Urbino, Orazio Fontana, i Pattanazzi, ma anche negli smalti dipinti limosini. Questa sezione, eminentemente pittorica, è uno dei punti di forza del percorso, per qualità delle opere e per quantità.

Sala 30 Box 3 - Il Seicento
Nel XVII secolo la connessione con il modello pittorico diventa meno evidente e le maioliche da parata, non da uso, presentano caratteri decorativi più che narrativi. Si presentano nuclei molto diversi: i più importanti ono quelli di Castelli d’Abruzzo, di Pavia e di Savona-Albisola, di cui i primi due hanno un carattere eminentemente architettonico e paesaggistico, mentre nelle ceramiche liguri troviamo elementi naturalistici trattati con molta fantasia.
Sala 30 Box 4 - Il Settecento lombardo e la nascita della tavola moderna
Il museo conserva una sterminata produzione di maioliche settecentesche, provenienti dalle botteghe di Clerici e Rubati (Milano) e da Lodi. Molte di queste maioliche tradiscono la profonda influenza del gusto orientalista, che si evidenza in decori come la peonia, la carpa, la pagoda, il cinesino. I mutati costumi portano a elaborare un modo diverso di stare a tavola, più simile al nostro, in cui ogni commensale ha propri piatti, bicchieri e posate, mentre si moltiplicano i piatti da portata, in cui gli artisti dispiegano la fantasia per inventare nuove tipologie e decori: le grandi vetrine centrali del box documentano le varietà dell’apparecchiatura della tavola, più congeniali alle nuove esigenze dei lunghi pranzi della aristocrazia, sollecitati a Milano dalla presenza della corte austroungarica.

Box 5 - La porcellana: una malattia del collezionista.
La scoperta della lavorazione della porcellana, avvenuta in Occidente, a Meissen, solo nel 1707, genera una vera “porcellanomania” per tutto il XVIII secolo: in questo materiale bianco, trasparente, fragile e resistente al tempo stesso si realizzano stoviglie elaborate, statuine vezzose e addirittura repliche di statue di grandi dimensioni della tradizione classica romana e italiana: il bianco della porcellana ricorda in piccole dimensioni l’effetto del marmo. I collezionisti vengono bruciati dal desiderio di accumulare oggetti a non finire: l’allestimento evoca i mobili strapieni di ninnoli in cui nell’Ottocento i milanesi appassionati stipano le loro raccolte, quelle che poi verranno donate al museo dopo la sua fondazione.
Sala 30 bis – Il Mediterraneo
L’allestimento dà conto delle opere prodotte sulle sponde del Mediterraneo tra IV e XVI secolo, in una situazione di scambio continuo tra Oriente e Occidente: trovano qui posto gli avori alessandrini, tra cui quelli, famosissimi, che provengono probabilmente dalla cattedra eburnea donata dall’imperatore Eraclio alla sede episcopale di Grado nel VII secolo, i tessuti copti e bizantini, le ceramiche mediorientali, ispaniche e siciliane. Vengono esposti alcuni dei tessuti medievali della collezione, tra cui un rarissimo esemplare datato all’XI secolo, usato forse per l’incoronazione dell’imperatore Corrado II in Sant’Ambrogio e poi deposto nella tomba del santo patrono milanese, e i tessuti siciliani prodotti per la corte normanna nel XII secolo.

Sala 31 – Il Novecento
Gli acquisti effettuati dal Comune presso le Biennali e le Triennali delle arti negli anni Venti e Trenta permettono al museo di avere un’invidiabile collezione di ceramiche, vetri e oreficerie di quell’epoca. Tra i vari nuclei, si segnala quello notevolissimo di porcellane e maioliche di Gio Ponti e le oreficerie di Alfredo Ravasco; spicca il fantasioso granchio di Mengaroni; non mancano opere di Arturo Martini, degli orafi formatisi all’Isia di Monza e dei più celebri artisti muranesi; si espone per la prima volta un grande pannello con una ballerina, opera di Melandri, parte di un cospicuo dono di circa trenta opere di Pietro Melandri ad opera di Emilia Lucilia Falchi nel 2009.

Sala 32 - Il gabinetto del collezionista
Altro dei punti di forza dell’esposizione, questa presenta opere d’arte rare e preziose e per questo collezionate. Tra gli avori tardoantichi e medievali si segnalano il rarissimo dittico raffigurante le Marie al Sepolcro, uno dei più antichi a soggetto cristiano che si conoscano, di inizio V secolo; due dittici consolari tardoromani e due frammenti di un dittico imperiale, il rarissimo avorio che rappresenta l’imperatore Ottone inginocchiato ai piedi di Cristo, opera milanese databile al 983. Tra le oreficerie medievali e rinascimentali si ricorda il coltello eucaristico con raffigurazioni dei mesi proveniente dalla cattedrale di Vercelli, a cui fu donato dal cardinale Guala Bicchieri all’inizio del XIII secolo, secondo la tradizione con questo coltello sarebbe stato ucciso Tommaso Beckett. La sala ospita sculture e placchette padovane del Quattrocento che ricreano in bronzo temi classici; riproduzioni dalla scultura rinascimentale e barocca in bronzo e in porcellana, opere attribuibili a maestri come Alessandro Vittoria, Giambologna, Maderno, Massimiliano Soldani Benzi, che lavorano su modelli di Michelangelo, Bernini, Duquesnoy. Spiccano in questa sezione un Cristo tra due ladroni opera di uno scultore anonimo che lavora su un modello di Michelangelo e un busto in bronzo che riproduce il meraviglioso busto di Costanza Bonarelli, opera di Bernini, attribuibile a Massimiliano Soldani Benzi.

Sala Castellana
Trova qui posto la collezione di vetri Bellini Pezzoli: si tratta di una cinquantina di opere in vetro di artisti provenienti da tutto il mondo e databili tra il 1950 e il 2015, raccolte dal collezionista Sandro Pezzoli e concesse in deposito al museo. La collezione permette un significativo aggiornamento del museo sulla contemporaneità, offrendo la più vasta rassegna del vetro contemporaneo attualmente visibile in Italia, con opere, tra gli altri, di Enrico Baj, Mario Bellini, Fulvio Bianconi, Dale Chihuly, Gianfranco Frattini, Joan Crous, Silvia Levenson, Roberto Sambonet, Lino Tagliapietra, Toni Zuccheri.