Storia

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Verso un Museo di Arte Industriale a Milano

Nell’Ottocento, dopo l’Unità d’Italia, l’Associazione Industriale Italiana promuove a Milano l’apertura di un museo di Arte Industriale, con l’obiettivo di riunire e conservare i manufatti di pregio del passato e di stimolare una produzione artigianale raffinata e di buon gusto. Precede l’istituzione del Museo una esposizione storica di arte industriale, inaugurata nel 1874 nel Salone dei Giardini Pubblici di Porta Venezia. In quell'occasione sono esposte opere prestate dai principali collezionisti dell’epoca. Nel 1877 l'edificio dove si era tenuta l'esposizione è ceduto al Comune di Milano, insieme al patrimonio dell'Associazione, che comprende anche una biblioteca specialistica.
Nel 1878 nasce il Museo Artistico Municipale, che si distingue  per la grande varietà di generi collezionati, esposti per classi di materiali.

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Collezionisti e Donatori

Dal punto di vista collezionistico, si possono ricordare solamente alcuni nuclei, come quello donato dal nobiluomo Malachia De Cristoforis nel 1876, che comprende un interessante gruppo di oreficerie profane tedesche di epoca rinascimentale, maioliche istoriate del Cinquecento, realizzate su modelli raffaelleschi, e una raccolta di bronzetti notevolissima. Fondamentale per le maioliche è il legato di Francesco Ponti (1895).

Dopo i restauri del Castello ad opera di Luca Beltrami, la collezione viene spostata in Castello Sforzesco e collocata nelle sale al primo piano del cortile Ducale. L’inaugurazione avviene il 10 maggio 1900.

 

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Le collezioni Trivulzio e Bossi

Straordinario l’apporto giunto al Museo dalla collezione Trivulzio nel 1935 con i celeberrimi Arazzi dei Mesi, uniti a oreficerie, avori, dipinti, sculture e i codici e gli incunaboli conservati nella Biblioteca Trivulziana. Non si possono dimenticare gli avori tardoantichi raccolti e donati dal pittore Giuseppe Bossi insieme ad alcuni bronzetti michelangioleschi e a maioliche istoriate rinascimentali.

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Dal dopoguerra a oggi

L’ampliarsi della raccolta grazie a donazioni private e acquisti porta nel dopoguerra al riallestimento delle sale, affidato allo studio BBPR. Il progetto  prevede lo spostamento delle arti decorative nelle sale al secondo piano della Rocchetta, a eccezione dei mobili e delle sculture lignee, che rimangono nelle prime quattro sale del cortile Ducale. Le opere sono esposte per gruppi omogenei di tipologia tecnica: tessuti, abiti, ceramiche, maioliche, porcellane, oreficerie, avori, bronzi, cuoi, vetri, ferri artistici.

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L'ampliamento delle Raccolte

Nel secondo dopoguerra l'acquisto delle collezioni Fortuny e Regazzoni di frammenti di tessuti antichi (Alto e Basso Medioevo) ha portato al Castello Sforzesco migliaia di pezzi di grandissimo valore, che tuttavia per ragioni di conservazione non possono che essere esposti a rotazione e per brevi periodi. A questi nuclei si aggiungono le significative produzioni artistiche del Novecento (vetri, ceramiche, oreficerie) acquistate presso le Biennali di Monza e le Triennali di Milano, affiancate da generose donazioni di molti privati cittadini. Nel 1997 la Regione Lombardia ha acquistato l'ampia collezione di posate di Gianguido Sambonet, che è stata depositata presso il Museo.

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La collezione Bellini Pezzoli e il riallestimento del 2017

Nel 2016 è confluita nelle Raccolte anche la collezione Bellini-Pezzoli, concessa in deposito quinquennale dal proprietario Sandro Pezzoli e dal 2022 donata al Comune di Milano. Tale raccolta  offre uno scorcio rilevante sull'arte e sul design di oggetti in vetro realizzati a partire dagli anni Cinquanta del Novecento fino al XXI secolo e vanta firme come Mario Bellini, Gianfranco Frattini e Roberto Sambonet. La collezione è esposta in sala Castellana, nel nuovo allestimento di Andrea Perin, inaugurato nell'aprile 2017 contestualmente al riallestimento dell’intero Museo di Arti decorative., curato da Francesca Tasso e da Andrea Perin. Si è riorganizzato il percorso espositivo, inserendo le opere d'arte in una struttura ancorata alla cultura storica, capace da un lato di restituire ad ogni oggetto la sua valenza e dall'altro di evidenziare i capolavori, grazie anche a un nuovo apparato didattico.