Il Castello nel Novecento

Quale futuro per il  Castello

Monumento assai poco amato dai Milanesi nel corso dei secoli, in quanto sede dal Cinquecento dei dominatori stranieri, il Castello ha rischiato di essere in gran parte abbattuto alla fine dell’Ottocento. Il maestoso e assai rovinato edificio, si è salvato grazie alla fondamentale intuizione di Luca Beltrami, deciso a trasformare la residenza dei Signori di Milano in un grande centro culturale cittadino. Riportato allo splendore originario del Rinascimento, il Castello avrebbe ospitato le rilevanti testimonianze della storia, della cultura e dell’arte milanese e lombarda. Questa scelta si legava alla nascita dei tre Musei Civici sorti tra il 1862 e il 1886, ovvero il Museo Patrio di Archeologia, il Museo Artistico Municipale, il Museo del Risorgimento Nazionale, nei quali andavano confluendo importantissime collezioni private.

 

I restauri di Luca Beltrami

Dal 1893 inizia una complessa opera di restauro e ripristino del Castello, per secoli ridotto a caserma. Sotto la direzione di Luca Beltrami già dall'agosto del 1892 si è intrapresa la demolizione della Ghirlanda, cui segue quella della Cavallerizza, una costruzione ottocentesca. Si riaprono le due porte del Carmine e di Santo Spirito, si rialzano i due torrioni e si riporta la Torre di Bona all’antico aspetto.
L’intera cittadinanza di Milano partecipa alla sottoscrizione pubblica per riportare il complesso all’antico splendore. Sono anni di intenso lavoro, durante i quali si cancellano le strutture non appartenenti alla fabbrica originaria e si indagano le tracce antiche. Riaffiorano finestre in cotto e significative tracce di pitture sforzesche. Si riscoprono le decorazioni dipinte nella Sala delle Asse e nella Sala del Tesoro. Tornano gradatamente in luce gli ori della Cappella Ducale. La Rocchetta e la Corte Ducale vengono ripristinate nelle forme originarie e destinate a ospitare Musei e Istituti culturali.

 

La ricostruzione della Torre del Filarete

L’impegno di Luca Beltrami trova la massima espressione nella ricostruzione della facciata  del Castello verso la città e soprattutto della Torre del Filarete, le cui forme l’architetto ricostruisce servendosi di un dipinto di scuola leonardesca (la Madonna Lia) e di un graffito rinvenuto nella cascina Pozzobonelli. Anche le torri dei castelli di Vigevano e Cusago sono prese a modello per quella che è una ricostruzione totale ma filologicamente, almeno secondo le concezioni dell’epoca, corretta. Prima di procedere alla ricostruzione, l’architetto produce, nel 1895, un modello in legno di dimensioni reali. La torre ricostruita, dedicata a re Umberto I, viene solennemente inaugurata il 24 settembre 1905.

 

Il dopoguerra, l’intervento dello studio BBPR

Nell’agosto del 1943 Il Castello viene colpito e danneggiato dalle bombe, viene distrutta la cortina nord-ovest che ospitava la biblioteca civica, bruciano i 2/3 dell’Archivio Storico Civico, l’intero Museo Etnografico.
Nell’immediato dopoguerra Costantino Baroni, nuovo direttore delle Civiche Raccolte promuove il restauro del monumento e un ordinamento del tutto nuovo del Museo d’Arte Antica, secondo criteri di attenta selezione qualitativa, che prevedevano anche uno stretto rapporto tra le opere esposte e gli ambienti monumentali del Castello. Lo studio BBPR (Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgioioso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers) chiamato a intervenire, cercò di dare unità alla eterogeneità di spazi ed opere esposte, scegliendo materiali come il ferro, la pietra, il legno in armonia con l’edificio. I BBPR optarono per effetti scenografici di immediata lettura con una distribuzione rarefatta delle opere e inserendo nel percorso elementi monumentali, quali l’arco della Pusterla dei Fabbri all’ingresso del Museo d’Arte Antica o i tre portali rinascimentali nella Sala delle Armi.

Esemplare della visione dello studio BBPR si rivelò la sistemazione della Pietà Rondanini di Michelangelo, acquistata nel 1952 dal Comune di Milano quale emblema del rinnovato Museo. Gli architetti modificarono la Sala degli Scarlioni, destinata a concludere il percorso museale della scultura. Demolendo le antiche volte della sala sottostante, crearono uno spazio isolato per il capolavoro michelangiolesco, circondato da una nicchia di pietra serena, cui si accedeva scendendo una scalinata. Tale soluzione museale, rimasta fino al 2015, quando la scultura è stata inserita nel Museo a lei dedicato, ha trovato appassionati e critici severi.

Nel 1956 vennero inaugurate le sale della Corte Ducale, cui seguirono negli anni le inaugurazioni degli altri Musei ospitati in Castello, ospitati nelle sale al primo piano della Corte Ducale e della Rocchetta.

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