MUSEOCITY

Le imprese sforzesche sulla monetazione milanese

dal 02 mar 2026 al 15 mar 2026
Castello Sforzesco

In occasione di MUSEOCITY 2026, una galleria fotografica di monete di epoca sforzesca dalle collezioni del Gabinetto Numismatico e Medagliere.

Le imprese sforzesche sulla monetazione milanese

In occasione di MUSEOCITY 2026, una galleria fotografica di monete di epoca sforzesca dalle collezioni del Gabinetto Numismatico e Medagliere.

I protagonisti di questa panoramica di immagini sono quattro duchi di Milano sulle cui emissioni monetarie, tra i numerosi soggetti, legende e immagini icastiche, possiamo riconoscere anche le rappresentazioni di alcune cosiddette “imprese”.

Francesco I Sforza (1401 – 1466), figlio naturale del capostipite Muzio Attendolo, condottiero e capitano di ventura, nel 1441 sposa Bianca Maria Visconti, figlia e unica erede del duca di Milano Filippo Maria Visconti alla morte del quale, dopo una fase di crisi, si afferma divenendo duca di Milano nel 1450; Galeazzo Maria Sforza (1444 - 1476), figlio di Francesco I Sforza e di Bianca Maria Visconti, fu duca dal 1466 al 1476 quando fu assassinato da alcuni nobili che miravano a ripristinare la Repubblica Ambrosiana; a seguito del fallimento del piano si ritrovò duca a soli sette anni suo figlio Gian Galeazzo Maria Sforza (1469 – 1494), inizialmente sotto la reggenza della madre Bona di Savoia e dal 1480 sotto il controllo dello zio Ludovico Maria Sforza detto il Moro (1452 - 1508), in carica formalmente come duca dal 1494 al 1499 quando il re di Francia Luigi XII conquistò Milano costringendolo alla fuga; nel 1500 Ludovico tentò senza successo la riconquista della città, fu catturato dai francesi e imprigionato nel Castello di Loches, dove morì dopo anni di prigionia. Con il termine “impresa” si intende un simbolo fortemente rappresentativo, scelto su base personale ed eventualmente ripetuto, ripreso e scambiato tra diversi esponenti di medesime casate e non solo, che allude ad una situazione, un’ispirazione o una virtù caratterizzanti l’azione di un singolo personaggio. Questi soggetti non sono esclusivi della produzione monetaria sforzesca ma permeano i programmi decorativi dei luoghi e degli oggetti legati alla dinastia.

Percorrendo rapidamente le caratteristiche principali delle emissioni monetarie dei duchi Sforza, vediamo come la monetazione di Francesco I sia caratterizzata da una parte dalla conservazione di alcune iconografie, prima fra tutti la raffigurazione del duca a cavallo, che richiamano direttamente la produzione di età viscontea, in un chiaro intento di continuità; dall’altra parte con il ducato, o zecchino, d’oro con il ritratto fisionomico del duca irrompe sulla scena la rappresentazione realistica del volto e l’identificazione immediata dell’autorità emittente. Tra i tratti più evidenti della monetazione di Galeazzo Maria, la copiosa emissione di ducati con il ritratto del duca sul diritto con variazioni fisionomiche nelle diverse fasi della vita, sempre con il cimiero con drago alato e impresa dei tizzoni al rovescio. Per la monetazione di Gian Galeazzo Maria Sforza si registrano due fasi distinte corrispondenti la prima alla reggenza della madre Bona di Savoia, con il doppio ducato con il ritratto di entrambi e con il testone raffigurante Bona e la fenice, e la seconda fase alle emissioni con Ludovico Maria Sforza. Le emissioni monetarie di Ludovico Maria Sforza consistono in un doppio ducato, con la ormai tradizionale raffigurazione del ritratto del duca sul dritto e lo stesso a cavallo sul rovescio, in una composizione fissa in continuità con le produzioni precedenti, e un testone. A queste emissioni si aggiunge la prova di un testone con ritratto di Beatrice d’Este non emesso.


Procedendo cronologicamente, la prima impresa che troviamo sulle monete delle collezioni del Gabinetto Numismatico e Medagliere è quella della cosiddetta scopetta o spazzola. Introdotto da Francesco I Sforza, il simbolo alluderebbe alla necessità di rimuovere dal ducato elementi e azioni negative: compare sul rovescio del ducato d’oro con ritratto fisionomico del duca, sulla parte posteriore della gualdrappa del cavallo (fig. 1) e sul soldo in argento, collocato nella legenda sopra la biscia (fig. 2). L’impresa della scopetta ritorna nella monetazione di Gian Galeazzo Maria Sforza sotto la reggenza di Ludovico il Moro sul rovescio del grosso da 5 soldi (fig. 3), accompagnata dal motto merito et tempore (per
merito e con il tempo). Seguendo la struttura del ducato di Francesco I, il simbolo è presente anche sul rovescio del doppio ducato di Ludovico il Moro con la rappresentazione del duca a cavallo al galoppo: è collocato sulla corazza e sulla parte posteriore della gualdrappa (fig. 4).

 


1. ducato, oro; D/ busto corazzato di Francesco I R/ il Duca a cavallo: sulla gualdrappa, dietro, scopetta

 


2. soldo, mistura; D/ biscia coronata sormontata da scopetta R/ busto di Sant'Ambrogio

 


3. grosso da 5 soldi, argento; D/ corona ducale con rami di palma e ulivo R/ scopetta con nastro

 


4. doppio testone, oro; D/ busto corazzato di Ludovico Maria R/ Duca a cavallo; sulla corazza e sulla gualdrappa, dietro, la scopetta

 

Nella consistente produzione monetale di Galeazzo Maria Sforza prevale nettamente la raffigurazione dell’impresa dei tizzoni ardenti con le secchie. Già propria di Galeazzo II Visconti, allude alla virtù di temperare l’ardore con la prudenza. Compare sul doppio ducato, accostato al leone accovacciato e accompagnato dal motto ich hof (io spero) (fig. 5) e sul rovescio dei ducati ai lati del cimiero con drago (figg. 6, 7). La medesima composizione di diritto e rovescio e la stessa iconografia, con l’impresa accostata al cimiero, è presente sul testone o lira da 20 soldi in argento, introdotto con la riforma monetaria del 1474 (fig. 8). Da segnalare anche il grosso in argento da 5 soldi (fig. 9) con biscia coronata sul dritto e soli tizzoni e secchie a tutto campo sul rovescio.

 


5. doppio ducato, oro; D/ busto corazzato di Galeazzo Maria R/ leone accovacciato tra le fiamme: nella zampa destra il tizzone con le secchie

 


6. ducato,oro; D/ busto giovanile corazzato di Galeazzo Maria R/ cimiero sormontato da drago, ai lati tizzoni con le secchie

 


7. ducato, oro; D/ busto corazzato di Galeazzo Maria R/ cimiero sormontato da drago, ai lati tizzoni con le secchie

 


8. testone o lira da 20 soldi, argento; D/ busto corazzato di Galeazzo Maria R/ cimiero sormontato da drago, ai lati tizzoni con le secchie

 


9. grosso da 5 soldi, argento; D/ biscia coronata R/ tizzoni con secchie a tutto campo

Sul grosso da 4 soldi (fig. 10) troviamo un’altra impresa che Galeazzo Maria Sforza mutua dai Visconti, ovvero la colombina. Si tratta di una colomba posizionata al centro di un sole radiante (radia o raza) sotto alla quale è collocato un cartiglio con il motto a bon droit (a buon diritto). L’immagine fu delineata per Gian Galeazzo Visconti da Petrarca e richiama mitezza e legittimità.


10. grosso da 4 soldi, argento; D/ colomba su sole radiante posata su cartiglio A BON DROIT R/ velo con corona ducale

 

Ultima impresa considerata è quella del morso, immagine che rimanda all’idea di frenare gli impulsi e di temperanza, accompagnata dal motto ich vergies nit (io non dimentico) sul grosso da 3 soldi di Gian Galeazzo Maria Sforza sotto la reggenza di Ludovico il Moro (fig. 11); era già comparsa in precedenza su un denaro in mistura di Francesco I Sforza (fig. 12).


11. grosso da 3 soldi, argento; D/stemma con biscia sormontato da cimiero con mostro alato R/ morso con nastro

 


12.denaro, mistura; D/morso R/ busto di sant'Ambrogio

 

Bibliografia

CHIARAVALLE M. a cura di, La Zecca e le monete di Milano, Milano 1983 GIOVANNI G. a cura di, La zecca di Milano, atti del convegno Milano 9 – 14 maggio 1983 CRIPPA C., Le monete di Milano dai Visconti agli Sforza dal 1329 al 1435, Milano 1986 MARTINI R., La monetazione di Ludovico “il Moro”. Civiche Raccolte Numismatiche, Milano 2002