L'Ospedale Spagnolo - Castello Sforzesco
L'Ospedale Spagnolo
Storia dell'edificio
Con la dominazione spagnola del Ducato di Milano, iniziata nel 1535, il Castello divenne sede della guarnigione iberica e venne dotato di aggiornate fortificazioni e di strutture di servizio necessarie alla vita dei soldati. Dopo la metà del secolo Sancho de Guevara y Padilla, castellano dal 1574 al 1580 e governatore di Milano dal 1580 al 1583 dotò il maniero di un ospedale per le truppe. Venne quindi ristrutturato per questa funzione un edificio addossato alla cortina muraria occidentale, verso Porta Vercellina, che fu ornato di dipinti sulla volta e sulle pareti. La data incisa in lettere romane MD/LXXVII (1576), ancora visibile oggi sul lato corto verso sud, indica probabilmente la conclusione dei lavori di abbellimento, data che coincide con lo scoppio in città della temibile morbo denominato “peste di San Carlo”.
L’ospedale era composto da una sala con tre campate quadrate, illuminate ognuna da una finestra che si affacciava sul Cortile delle Armi, e da tre locali laterali ricavati nella cortina muraria.
Adiacente all’ospedale, verso il fossato morto, era la spezieria (farmacia) con annessi un laboratorio, una stanza e la bottega. Questo ambiente, che era la vera e propria farmacia, era collegato con l’abitazione dello speziale. Appartenevano all’edificio anche un ripostiglio e un pollaio.
Le scarse notizie fino ad ora ritrovate fanno supporre che l’ospedale fosse in funzione ancora agli inizi dell’Ottocento.
Il restauro di Luca Beltrami
In seguito al passaggio del Castello dall’autorità militare al Comune di Milano, nel 1893 iniziarono i lunghi restauri del fortilizio a opera dell’architetto Luca Beltrami, che nel 1907-1908, grazie al generoso lascito della famiglia Mangili, mise mano anche all’Ospedale Spagnolo.
Durante i lavori venne demolito il piano superiore, costruito tra il XVIII e il XIX secolo, senza intervenire sull’interno. La facciata esterna venne decorata con elaborati motivi a monocromo rosso desunti dalla decorazione delle volte della chiesa milanese di Santa Maria della Fontana, degli inizi del XVI secolo.
La decorazione pittorica dell'Ospedale
In seguito alla decisione di trasformare l’antico ospedale nel nuovo Museo Pietà Rondanini, sono stati intrapresi dal luglio 2013 significativi restauri volti a rafforzare la struttura, dotarla di una opportuna protezione antisismica e antivibrazionale per difendere il capolavoro e riportare alla luce le originarie pitture decorative. Il Museo Pietà Rondanini è stato inaugurato il 2 maggio 2015.
I lavori di restauro hanno rivelato una interessante decorazione pittorica. La volta, divisa in tre campate, è ornata da oculi incorniciati da ghirlande vegetali e da elaborati cartigli con iscrizioni in lettere capitali. All’interno dei tondi dovevano essere le immagini dei dodici apostoli, come lasciano supporre le tracce dipinte dei nomi di Pietro, Andrea, Giovanni nella prima campata, cominciando da sud. I cartigli recano, ancora leggibili, i versetti del credo apostolico. Il gusto e lo stile ornamentale della volta presentano analogie con affreschi lombardi contemporanei, avvicinabili ad Aurelio Luini e alla sua bottega.
Contemporanei alla decorazione della volta risultano i dipinti illusionistici sui muri, che scandivano entrambe le pareti lunghe con paraste dipinte in colori scuri e incorniciavano le finestre con finte trabeazioni.
L’Arma e le insegne spagnole
Le pareti corte erano invece ornate con stemmi, in parte ancora visibili. Sulla parete nord si riconosce l’Arma Reale di Spagna, un grandioso scudo sagomato, con il collare del Toson d’oro e sormontato dalla corona della famiglia reale. Al centro dello stemma è l’insegna dello Stato di Milano. La mancanza delle insegne del Portogallo, conquistato nel 1580, costituisce un termine ante quem per la realizzazione del dipinto.
Sulla parete opposta l’insegna a destra in basso raffigura uno scudo diviso in quattro parti, con l’insegna della famiglia del castellano e committente Sancho de Guevara y Padilla, quella del governatore Antonio Guzman (1573-1580), e quella dei Mendoza. Dell’altra insegna rimangono solamente, nella parte superiore, tracce dell’elmo e degli ornamenti sempre dei Padilla.